
| Yama Nyama |
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di Maria Beatrice Calcagno. Nel corso della mia attività di insegnante, ho osservato che in genere le persone si avvicinano allo yoga non perché avvertano l’esigenza intima di conoscere i principi basilari della disciplina, bensì per i benefici reali e specifici alla salute che essa procura. E’ ovvio che tali motivazioni determinino una situazione poco gradevole, poiché in questo modo lo yoga diventa una sorta di tecnica terapeutica pura e semplice. Questo è un punto di partenza essenziale per comprendere e valutare tutto ciò che avviene nell’ambito della cultura e della diffusione dello yoga in Occidente.Solo in un secondo momento, dopo che il benessere fisico conseguente alla pratica si è consolidato, si manifesta una sorta di risveglio, in seguito al quale i praticanti cominciano a rilevare l’esigenza di sapere di più sul processo avviato. Progressivamente emerge la consapevolezza di quanto straordinaria sia questa disciplina, una pratica capace di mantenere l’attenzione cosciente al presente, e a questo punto si possono introdurre concetti cardine, come ad esempio yama e nyama. Questi principi permettono di concepire il passaggio dal piano tecnico e corporeo a quello spirituale. Queste sono le condizioni che favoriscono asana e poi pranayama, che insieme risvegliano l’intelligenza del corpo dandogli la facoltà di sentire la coscienza ovunque, grazie alle posizioni, alla pratica, all’equilibrio. Il processo prosegue verso tapas, espressione di forza interiore. L’armonia del percorso guida verso verità-sathia, con cui si privilegia il rispetto per la vita e la volontà di contribuire all’evoluzione della specie umana. Ci vuole tempo per saper accettare tutto come un’opportunità e correlare tra loro esperienze positive e ristrutturare le disfatte in esperienze necessarie per crescere. Un elemento fondamentale è l’onestà – asteya – che permette di intraprendere una via che fa reggere le difficoltà con equanimità. E via via si percepisce che lo yoga è risveglio, azione, abbandono, unione. La vita non è un concetto teorico, intellettuale, astratto, bensì l’esaltazione della pienezza interiore, della spontaneità, della consapevolezza.
Yamarappresenta le cinque modalità che permettono l’evoluzione.
Questa modalità richiama il precetto di Aparigraha che invita a non attaccarsi ai beni materiali, meriti, riconoscimenti e a non accumularli. Non indulgere nel piacere dei beni, confort che sono superflui alla vita.Venendo al mondo troviamo condizioni, bisogni indotti e ruoli ben definiti e la propensione è di accettarli passivamente. Le convenzioni sociali rischiano di diventare rigidi schemi mentali che spingono, per esempio, verso ricchezza e successo, dietro cui è possibile nascondere insicurezza e paura di vivere. Anche Aparigraha rientra quindi nella categoria più vasta dell’autenticità. L’arricchimento perseguito per essere all’altezza delle convenzioni sociali assodate, l’ostentare possibilità economiche e successi sociali mina le capacità critiche. In questo modo non si apprezzano le qualità che costituiscono il nucleo centrale di chi non aderisce a tali convenzioni, con il risultato di creare il diverso, il deviante, l’emarginato.
Da un lato, l’astinenza non è di per sé sinonimo di superamento del desiderio: persino negli individui più dediti alla ricerca – e quindi più sensibili alla questione – la castità può rafforzare il desiderio stesso invece di neutralizzarlo. E’ evidente che l’effetto sulle persone non pronte può essere devastante e dare luogo a comportamenti devianti. D’altro canto, la sessualità vissuta in maniera pura, ossia come energia cosmica spogliata di ogni preconcetto e pregiudizio, si può associare alla più grande e dirompente forza connaturata all’uomo: l’amore. Questa forza è in grado, tramite l’unione dei corpi e delle anime, di far sperimentare il senso di unità che è proprio dell’Assoluto. Si può allora ragionevolmente supporre che Bramacharja non significhi astenersi dall’unione sessuale, perché la castità è uno dei modi in cui si affronta la vita sessuale, la quale, come ben si sa, può essere colta nella sua dimensione più bassa e angusta, oppure percepita attivamente e con coscienza. La castità comporta una visione innocente dell’unione sessuale, ma non implica affatto l’abolizione di una forza cosmica e rivoluzionaria quale l’eros, che è la forza vitale e creativa, per eccellenza. Proprio per questo fa paura, da cui i tentativi di regolamentarla, ovvero di esorcizzarla, tramite norme morali tanto rigide quanto improbabili. La sessualità deve essere il modo di comunicare il proprio essere, la propria disponibilità, purché vi sia l’abolizione dei ruoli, che da millenni inquinano i rapporti fra donna e uomo, rendendo la prima sottomessa al secondo. Nyamarappresenta i cinque valori a cui si ambisce.
Tapah, dalla radice “tap” scaldare, bruciare, ardere.
Ogni respiro vivifica il bisogno di portare a compimento la nostra integralità. Ed è la pratica a far raggiungere l’ampiezza del respiro che fa percepire la propria completezza, senza la quale si potranno magari ascendere vette molto alte, ma di certo non si otterrà la dissoluzione dell’io necessaria per l’unificazione con il sé universale, poiché il respiro completo diventa un atto di gratitudine, di riconoscenza: la più alta forma di rispetto, in questo caso verso l’esistenza. La logica conseguenza di tapah è il divenire rigorosi con se stessi verificando continuamente le proprie azioni,laddove tale austerità non vuole certo affermare mortificazione o rinuncia, bensì l’esaltazione della vita stessa. E’ un impegno costante che fortifica l’intento e il percorso verso il coraggio che dissipa ogni dubbio superfluo. Questo fa nascere il sentimento, l’amore che porta a considerare coloro che sono in condizioni peggiori alle nostre,e non coloro che sono in una situazione migliore. Abbiamo una responsabilità maggiore nei confronti di chi è più debole, meno colto, più povero, meno rispettato; spesso ci si ritrova ad adulare coloro che sono a un livello più alto,che hanno più potere,soldi, verso cui non abbiamo nessuna responsabilità. Grazie alla capacità di discriminare ci si rende disponibili affinché tutti possano arrivare a un minimo necessario per la sopravvivenza e all’apertura del sentimento.
Svadhyaya, andare dentro di sé,leggere, studiare le scritture per condividere, capire la pratica con chiarezza, per evitare dogmatismi.
Riconoscendo la capacità di individuare e superare gli impedimenti, si apre una nuova realtà che dà luogo alla disponibilità etica che implica la volontà di oltrepassare i blocchi imposti dalla natura e dal contesto specifico. Conoscersi consente di conoscere l’altro: lo sforzo è premiato con l’apertura verso il prossimo, ottenuta grazie alla fondamentale accettazione delle differenze.. Ishvara Pranidhana L’abbandono, rifugiarsi di Ishvara. Il ciclo cosmico dell’incarnazione determina la limitazione del sé individuale, per cui è necessario essere pronti a riconoscere che, pur in presenza di rigore morale, non tutto si può conseguire grazie alla volontà. Dare spazio a ciò che si può tradurre in fede è ben diverso dal credere, poiché la fede è quella condizione che permette di accogliere ciò che contribuisce all’ascesa, al trascendente, mentre il credere ha come base la volontà. La fede consente di conoscere le parti del tutto, normalmente precluse alla conoscenza umana, senza necessità di abilità intellettuali, perché la sfera toccata è fuori dal dominio umano, quindi lo strumento di azione efficace è il distacco progressivo, fino all’annullamento del sé individuale nel Sé cosmico. L’uscire fuori da sé in modo cosciente fa percepire la propria identità a un livello superiore, poiché si dissolvono gli schemi della personalità, e si partecipa al divenire spazio tempo, con il fondersi nel Tutto.
pubblicato in “Percorsi yoga”, Y.A.N.I., luglio 2007 |


di Maria Beatrice Calcagno. Nel corso della mia attività di insegnante, ho osservato che in genere le persone si avvicinano allo yoga non perché avvertano l’esigenza intima di conoscere i principi basilari della disciplina, bensì per i benefici reali e specifici alla salute che essa procura. E’ ovvio che tali motivazioni determinino una situazione poco gradevole, poiché in questo modo lo yoga diventa una sorta di tecnica terapeutica pura e semplice. Questo è un punto di partenza essenziale per comprendere e valutare tutto ciò che avviene nell’ambito della cultura e della diffusione dello yoga in Occidente.
L’armonia del percorso guida verso verità-sathia, con cui si privilegia il rispetto per la vita e la volontà di contribuire all’evoluzione della specie umana. Ci vuole tempo per saper accettare tutto come un’opportunità e correlare tra loro esperienze positive e ristrutturare le disfatte in esperienze necessarie per crescere. Un elemento fondamentale è l’onestà – asteya – che permette di intraprendere una via che fa reggere le difficoltà con equanimità. E via via si percepisce che lo yoga è risveglio, azione, abbandono, unione. La vita non è un concetto teorico, intellettuale, astratto, bensì l’esaltazione della pienezza interiore, della spontaneità, della consapevolezza.
Ahimsa, letteralmente tradotto come “non violenza”. Espressione da non intendere in maniera restrittiva, riducendo la violenza a mera azione fisica esercitata sugli esseri viventi, uomini o animali che siano. L’insieme dei suoi precetti si amplia se si includono temi quali la “repressione” o la “sincerità verso se stessi”. Infatti, l’uomo fugge continuamente da sé proiettando un cono d’ombra sulla sua dimensione interiore. Tale atteggiamento, frutto nefasto dei condizionamenti ambientali e sociali, impedisce l’emergere dell’essenza umana vera e configura quindi una forma di aggressione verso se stessi e l’intera specie. La non violenza è quindi la conditio sine qua non per raggiungere l’autenticità, indipendentemente dalla tecnica yoga adottata, dato che questa sarebbe comunque solo lo strumento della ricerca. Ahimsa significa aprirsi al mondo, offrendosi all’altro facendo leva sulla forza interiore. Solo attraverso questa consapevolezza il praticante cesserà di usare forze dannose per se stesso e di conseguenza per tutto il resto del creato. Metterà in comunicazione e unirà tutte le risorse interne riconoscendole, favorendo la trasformazione e agirà con fiducia, abbandonando ogni sorta di aggressività. Allora la ricerca diventa necessaria, impellente, per impedire la violenza più subdola per un ricercatore: l’addormentarsi della coscienza. Mantenere l’attenzione sempre vigile in tutti i modi, per non assecondare persone con secondi fini. Dichiararsi non violenti perché non si è in grado di opporsi a malvagità senza aver fatto nulla per acquisire tale abilità e solo per nascondere la propria ipocrisia,o i propri interessi potrà servire a fini politici,ma non proteggerà la sanità della giustizia. Acquisire la forza necessaria per combattere l’aggressore è coraggio, mentre desistere nell’uso di tale forza è codardia.
Satya significa verità,esporre la verità così com’è, nel senso che esorta a dismettere la maschera che si indossa abitualmente che è fonte di ambiguità e pregiudica i rapporti umani. Soggiogati dalla propria ambizione, non si è in grado di discernere ciò che è vero da ciò che è falso: o meglio ciò che è autentico da ciò che non lo è. Il contatto con l’essenza libera energie che consentono di entrare in relazione con l’altro in modo profondo. L’abbandono della maschera innesca un circolo virtuoso in cui le relazioni aprono nuove opportunità di crescita. Allora l’altruismo non è più concettuale ma reale e libera dalla pochezza delle relazioni non autentiche. Attraverso il superamento del senso di inadeguatezza e della paura si arriva ad affrontare la vita a viso aperto. Tutto ciò che si reprime mentendo a noi stessi, crea contrazione, inerzia, insensibilità, e anche l’apprendimento è distorto. Accettare le sensazioni che emergono dall’inconscio e viverle senza paura consente di conoscere il proprio microcosmo.
Brahmacharja significa tendere verso Brahma, l’Assoluto, per dissolvere il proprio sé. Si tende a far coincidere tale precetto con l’annullamento del desiderio, e siccome la sessualità rappresenta uno dei desideri più irresistibili, la consuetudine ha finito con l’assimilare Bramacharja alla castità tout court. Questo impianto può essere fonte di grande equivoco per almeno due opposti motivi.
Shaucha significa purezza interiore, fisica e mentale. Questi valori possono essere messi in relazione tramite alcune pratiche, come alimentazione vegetariana e digiuni regolari, che consentono di eliminare tossine, di salvaguardare il corpo e la mente da appesantimenti. Tutto ciò, assieme alle posizioni yoga, sostiene la sensibilità che consente di individuare le convinzioni limitanti e i condizionamenti fonte di passioni e relazioni inquinate. Sarà così più facile migliorare qualità e virtù mentali necessarie per la pratica, come il silenzio interiore, che è la massima espressione di stabilità. Nulla è più eloquente del silenzio consapevole. Il silenzio fa percepire l’essere come qualità ontologica, ovvero l’essere in sé e per sé, che non ha bisogno di altri attributi o interventi per esistere. Il contatto con la coscienza, diffusa in tutto il corpo, porta alla leggerezza dello spirito. Corpo, mente, spirito sono parte di un tutto inscindibile. Così mentre rabbia, sfiducia, risentimento irrigidiscono il corpo, la speranza, il perdono possono magicamente trasformare, rendere leggeri.
Alimentare la fiamma interiore, l’aspirazione profonda su cui appoggiare l’esistenza e il desiderio ardente di unirsi con l’Infinito. E’ necessaria la pratica, la disciplina tramite cui si indeboliscono le impurità, le dispersioni, favorendo la chiarezza mentale e la salute del corpo. La prima non dispersione è la respirazione consapevole e completa; uno strumento straordinario per concretizzare questo sentimento, sondando gli abissi che sottostanno ai nostri mondi infiniti di cui si compone la sfera mentale.
Tale conoscenza è data proprio dalla chiarezza dei nostri limiti e dalla precarietà del sapere mentale. Questa lucidità dà l’idea del proprio valore e indica la strada per superare gli ostacoli, ad esempio emozioni inconsce rimosse, che mantengono modelli di comportamento indesiderabili. Se non prendiamo coscienza dei nostri schemi, noi ne rimarchiamo la dipendenza rafforzandoli e ri-promuovendoli….Noi siamo influenzati dal sistema, ma anche noi abbiamo la possibilità di scegliere emancipandoci verso proposte innovative,creative sostituendo convinzioni limitanti, a convinzioni generative, per mantenere la mente al più alto livello di spiritualità.
Nella pratica tutto rimane buio e incompleto senza Ishvara Pranidhana, poiché è qui che avviene la maturità per andare oltre, e non rimanere arenati. Tapas è la disciplina il cui rigore, una volta assimilati i valori del precetto và a dissolversi, grazie all’ampliamento di coscienza ottenuto. Svadhyaya è la capacità di discernimento, che fa sentire la vita come opportunità da non sprecare. Ma tutto l’essere, il corpo, la mente, devono essere completati, permeati, da Ishvara Pranidhana, o surrender secondo lo yoga Integrale di Aurobindo e Mère. Gli yogi affermano che il respiro governa la mente, il corpo, e che la pratica dello yoga permette la liberazione.